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25a EDIZIONE
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RIVISTA DEL COLLEGIO ARALDICO
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Con la denominazione "Libro d'Oro", sin dall'antichità, furono indicati molti dei registri su cui venivano annotati dalle autorità locali i nomi delle famiglie nobili di una città o di un intero stato. Dopo l'unità d'Italia, nel 1896, il Regno d'Italia istituì il "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana", che, affidato alla Consulta Araldica del Regno, fu destinato a raccogliere in origine soli nominativi e informazioni relative alle famiglie che avessero ottenuto decreti di concessione, conferma o rinnovazione di un titolo nobiliare da parte del Re; in un secondo momento (nel 1933) l'annotazione nel registro fu estesa e resa obbligatoria anche a tutte le famiglie comprese nell' "Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana", che raccoglieva le famiglie la cui nobiltà era già riconosciuta da almeno uno degli stati preunitari. Solo la presenza in questo "Libro d'Oro" legittimava l'uso pubblico dei titoli nobiliari. A seguito della fine della monarchia e del non riconoscimento (Costituzione italiana, XIV norma transitoria " I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del cognome") dei titoli nobiliari da parte della Repubblica Italiana, il "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana" cessò di essere aggiornato; i volumi manoscritti originali (41 tomi) sono oggi conservati presso l'Archivio di Stato a Roma. Da notare che già durante il periodo in cui il "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana" era regolarmente tenuto dalla Consulta Araldica del Regno, vi furono delle iniziative editoriali private che più o meno direttamente ne ripresero la denominazione, con alterne fortune. Il Collegio Araldico di Roma, nato nel 1853, editore dal 1907 della "Rivista del Collegio Araldico", nel 1910 iniziò la pubblicazione di un'opera denominata "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana" che, aggiornata con cadenza pluriennale, intendeva compilare l'elenco delle famiglie nobili italiane, aggiungendo in particolare dei brevi cenni storici per le singole famiglie. L'omonimia con il registro pubblico portò ad un decreto inibitorio all'uso della denominazione "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana", così che il Collegio Araldico pubblicò il proprio repertorio nel 1935 e nel 1939 con il titolo "Libro della Nobiltà Italiana". Nel dopoguerra, grazie anche alla sospensione del "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana" ufficiale, la pubblicazione del Collegio Araldico tornò ad utilizzare il titolo originario dal 1946, pubblicando, sino ad oggi 16 edizioni nel dopoguerra, sino all'ultima oggi disponibile, la XXV, uscita nel 2016, a coprire – come indicato in copertina – gli anni 2015-2019.